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Il futuro del design su misura
Il futuro del design su misura
Contract, Bespoke e nuovi modi di abitare
Una conversazione con Massimo Chelini
Negli ultimi anni il mondo dell’arredo di alta gamma sta vivendo una trasformazione profonda. Il concetto stesso di prodotto sta lasciando spazio a una nuova idea di progetto: più integrato, più personalizzato, più vicino all’architettura. Se fino a qualche tempo fa il mercato distingueva chiaramente tra produzione industriale, customizzazione e contract, oggi questi confini stanno progressivamente scomparendo. Ville private, residenze di pregio, hospitality di alto livello e grandi progetti internazionali richiedono sempre più spesso soluzioni pensate, progettate e realizzate su misura, capaci di integrare estetica, tecnica e identità dello spazio. Per comprendere meglio questa evoluzione abbiamo raccolto il punto di vista di Massimo Chelini, imprenditore alla guida di MC Bespoke, atelier italiano specializzato nella realizzazione di ambienti su misura per residenze e progetti contract di alto livello.
INTERVISTA A MASSIMO CHELINI
Dove sta andando il mondo del contract e del Bespoke
Negli ultimi anni il settore dell’arredo su misura e del contract di alto livello sta vivendo una trasformazione profonda. Nuovi materiali, tecnologie evolute e un rapporto sempre più diretto tra progettazione e produzione stanno ridefinendo il modo di concepire e realizzare gli spazi.
In questo scenario, abbiamo intervistato Massimo Chelini, fondatore di MC Bespoke, per comprendere meglio le dinamiche in atto e le direzioni future del settore.

Materiali, complessità e nuove possibilità progettuali
Negli ultimi anni il mondo dell’arredo su misura e del contract di alto livello sta cambiando rapidamente. Dal suo punto di vista, quali sono le trasformazioni più importanti che stanno ridefinendo questo settore?
“Oggi c’è una ricerca sempre più ampia sui materiali. Non si tratta più di scegliere un materiale, ma di saperli combinare tra loro in modo armonico.
Chi è in grado di far dialogare materiali diversi — anche molto lontani tra loro — ha un vantaggio competitivo reale.” Secondo Chelini, il futuro del settore passa proprio da qui: dalla capacità di gestire complessità progettuali sempre più elevate, dove estetica e tecnica devono convivere perfettamente.
“Anche un oggetto semplice, come una lampada, può cambiare completamente valore a seconda di come viene progettato e realizzato.
Il livello di dettaglio, gli intrecci, la costruzione: è lì che si gioca la differenza.”
Il nuovo equilibrio tra architetto e produttore
Sempre più architetti e sviluppatori immobiliari cercano partner capaci di realizzare progetti altamente personalizzati. Come sta evolvendo oggi il rapporto tra progettista, azienda e committenza?
“La maggior parte degli studi di architettura sviluppa il concept, ma non entra nel dettaglio esecutivo.
È qui che entra in gioco l’azienda.”
Oggi, più che mai, il valore non è solo nell’idea, ma nella sua realizzazione.
“Le aziende che non hanno un ufficio tecnico strutturato avranno più difficoltà ad emergere e a sostenere commesse sempre più sfidanti, dove le competenze trasversali fanno la differenza, sia per la gestione del lavoro che per la credibilità verso il cliente.
Serve quindi la capacità di tradurre un’idea in un progetto realizzabile, dimostrando in maniera tangibile le skills e gli strumenti tecnici a supporto del partner, senza compromessi.”
Questo ha portato a un cambiamento importante:
il rapporto tra architetto e produttore è diventato diretto, continuo e strategico.
“Gli architetti devono scegliere partner capaci di portare valore aggiunto al progetto.
Non si tratta solo di eseguire, ma di migliorare ciò che è stato immaginato.”
Il vero significato del “custom” oggi
Il concetto di “custom” sta diventando sempre più centrale nel design contemporaneo. Cosa cercano davvero oggi i clienti quando chiedono un progetto su misura?
“I clienti cercano qualità, affidabilità ed esclusività. Negli anni abbiamo capito che ciò che realmente conta, quando si parla di custom, è che sempre più spesso il cliente desidera” sentire” l’ambiente come luogo di appartenenza, dove possa assaporare il piacere di avere intorno oggetti che rispecchiano la sua essenza. E’quindi questa la nostra missione, interpretare e realizzare ciò che ci viene condiviso e raccontato, nel miglior modo possibile, con i migliori materiali possibili.”
Il Bespoke oggi non è più solo personalizzazione, ma identità.
“Un progetto su misura deve riuscire a restituire al cliente qualcosa che non può essere replicato.
Non è solo una questione estetica, ma di esperienza e di unicità.”
In un mercato sempre più globale, il vero lusso diventa quindi la non replicabilità.
La Svizzera come hub strategico internazionale
MC Bespoke ha scelto di rafforzare la propria presenza internazionale aprendo una sede a Mendrisio. Quali sono le ragioni strategiche di questa scelta?
“Abbiamo scelto la Svizzera perché è un contenitore di opportunità. È un punto di connessione naturale con i nostri interlocutori principali, dagli studi di architettura ai developer internazionali.”
Mendrisio non è solo una sede operativa, ma un vero e proprio ponte strategico (verso opportunità e progetti che ci sentiamo di poter gestire senza alcun problema logistico ed operativo).
“Ci permette di dialogare con mercati internazionali in modo più diretto e strutturato. È una piattaforma che amplia le possibilità di relazione e sviluppo.”
Il futuro: digitale, innovazione e metodo (Digitale, fatto di tecnologie innovative unite al metodo)
Guardando ai prossimi anni, quale sarà l’evoluzione del mondo contract e Bespoke?
“Fino ad oggi molti operatori riuscivano a lavorare nel contract anche con strutture tradizionali. In futuro non sarà più così.”
Il cambiamento sarà netto.
Stiamo già assistendo ad una forte evoluzione in termini di Design e di desiderata del cliente. L’influenza e l’utilizzo sempre più costante dell’AI sta sconvolgendo alcuni canoni estetici riportati nel Design d’interni e sebbene questo produca degli ambienti spesso a dir poco spettacolari, ritengo che per essere al passo con questa nuova era, i progetti debbano sì essere gestiti con pari strumenti, tecnologie e competenze ma la nostra bravura come partner, che di fatto realizzano concretamente determinati visioni e progetti, deve essere quella di dialogare con chi progetta e discutere di eventuali limiti realizzativi, quando questi vanno a discapito della qualità e della funzionalità degli oggetti stessi.
Tra gli elementi chiave emerge un tema centrale: la progettazione integrata.
“Si lavorerà sempre più in BIM. Chi non sarà in grado di stare al passo con questi strumenti farà molta fatica a competere.”

Conclusione
L’intervista a Massimo Chelini evidenzia con chiarezza una direzione:
il mondo del contract e del Bespoke sta evolvendo verso un modello in cui complessità, competenza tecnica e visione progettuale diventano elementi imprescindibili.
Non è più sufficiente “realizzare bene”.
Serve interpretare, sviluppare e migliorare ogni progetto.
È qui che si costruisce il vero valore.